Da mesi sono testimone di un esodo epocale, le cui dinamiche cambiano da un giorno all’altro. Numerose le mie “visite” al Campo di Eidomeni, ma la mia presenza non è più quotidiana come lo è stata fino allo scorso dicembre. Presto la barca sarà pronta, lavoriamo agli ultimi dettagli, veleggeremo verso l’isola di Chios per seguire la distribuzione di quanto raccolto dai volontari di Oceanus a Villaputzu e a Napoli. E poi per mare, pronti a dare il nostro contributo nell’acque del Mar Egeo.

In questi giorni che precedono la partenza ho più tempo per riflettere, per ascoltare e leggere chi ne parla in tv o sui giornali. Più o meno tutti evitano di dire che se tutta questa gente sarà o meno un problema per le nostre città non è ancora dato saperlo, tuttavia, quello che è certo è che grazie ai loro soldi, ai loro risparmi, e ai nostri soldi -fra fondi pubblici e donazioni- tanta gente, tanti europei hanno trovato una fonte di reddito inaspettata.

A pieno regime, lungo tutta la rotta balcanica, ci sono alberghi, ristoratori, noleggi auto e autobus, taxi, compagnie marittime, spedizionieri. Un’intera e solida economia. E fra gli ingranaggi anche tante organizzazioni umanitarie. Basterebbero la metà, se lavorassero in sinergia su piani condivisi e con gente preparata, ma invece sono tante, troppe, e pagano stipendi a persone poco o per niente qualificate. Parlo di intere strutture di 30-40 persone a svolgere principalmente “lavori di ufficio” e di “supervisione” per poi utilizzare sul campo, al freddo, alla pioggia e ad altri innumerevoli rischi, volontari non retribuiti, né tanto meno assicurati e magari ultra-sessantenni e pensionati.

Insomma in questi mesi ne ho viste abbastanza. Ho visto sperperare energie e risorse in un fazzoletto di terra, polvere e fango su cui non sorgono scuole né ospedali eppure quotidianamente si spende l’ammontare necessario per costruirne almeno un paio.

Insieme ai profughi siriani c’è tanta, tantissima altra gente disperata proveniente da altri Paesi lontani che è in viaggio da mesi, ha attraversato deserti e ha visto magari per la prima volta il mare solo per attraversarlo. Ho raccolto tante testimonianze di uomini e donne che hanno visto morire i loro compagni per mare. Salgono su quei barconi come chi si lancia nel vuoto di un palazzo in fiamme perché il terrore di una morte atroce è maggiore del terrore della morte stessa.