Una barca a scogli, ovunque accade, il recupero è sempre un monumento alla solidarietà, saremo stati in 20.
Quasi impossibile distinguere soccorritori e soccorsi. Nessuno si è sottratto da mare, vento e pioggia, la barca va salvata.

Quattro ore di tentativi. Inclinarla a dritta poi a sinistra. E’ solo seduta. No è incagliata.
Un po’ tutti gli armatori di barche a motore, quelle con cavalli sufficienti a dare una mano, sono qui. Ma molti erano già in marina, con questo tempo, se hai una barca, è difficile aspettare che “molli” restando a casa.

E in tanto ogni grossa onda che vediamo montare arrivando ammutolisce tutti. Potrebbe incastrarla del tutto, peggio ancora aprire una falla, magari la alza, e se le cime tengono è libera. Le cime tengono, le bitte no. Un paio saltano via come proiettili.

Alla fine alle barche a motore per il traino è preferito un grosso CAT da terra.
Ci affidiamo a un paio di cime di quelle lunghe e doppie, la distanza è davvero notevole, forse 150m, l’angolo specchio di poppa – CAT sarà superiore ai 100°. A guardare l’autista non ci scommetterei il fanalino della vespa e intanto tocca a lui mandare la cima in tensione senza “frustare” rischiando di spezzarla o far saltare l’ultima bitta utile. Il CAT si muove, la cima si tende e “strozza” nella bitta, per qualche secondo, forse un minuto suona stridula il suo limite e poi di botto zittisce. La barca è libera, l’eroe un “terrestre” e il suo 4ruote!

Il resto è abbracci, strette di mano e sorrisi, birra e rakomelo, il conto lo paga la crew del 43ft e stiamo pace.