PREMESSA.
Nella prima metà di maggio di due anni fa si concludeva per me, ed i miei compagni di viaggio, una storica avventura.
Ovvero un viaggio di una ventina di giorni, su un catamarano a vela, dalla Francia atlantica alla Grecia.
Come già accadutomi per esperienze molto belle, o brutte e drammatiche, faccio molta fatica o non riesco proprio a trasferire in scrittura immagini forti, rimaste indelebili nella mia memoria.
Per cui mi trovo con ben due anni di ritardo a scrivere di quella memorabile esperienza.
Perchè credo sia giusto condividere immagini, sensazioni ed emozioni, con persone che abbiano certe sensibilità. Oltre ad un obbligo nei confronti dell’Associazione Oceanus.
Ma sono di quelle che non possono avere scadenza……

IL VIAGGIO.
Tutto iniziò con un contatto Facebook, con il “vulcanico”, (è napoletano) Fabio Siniscalchi, fondatore e presidente dell’Associazione Oceanus.
Tramite la quale si vuole contribuire alla tutela ambientale, in particolare in ambito marino.
Ma vi è compreso pure un intento solidale ed umanitario, con invii di materiali, (in particolare medicali) soprattutto nella martoriata Siria.
E proprio per questo comune obiettivo umanitario da attivisti, scoprii pure l’altrettanto comune passione per la vela ed il mare.
Con l’accordo che alla prima occasione di un viaggio organizzato, Fabio mi avrebbe avvisato.
L’opportunità si presentò abbastanza presto, ed accettai al volo.
Ovvero quella di un imbarco su un catamarano di una quindicina di metri, da trasferire dal cantiere francese di Les Sables d’Olonne, alla destinazione in Grecia.
Con la finalità di osservazione e statistica dei cetacei, dato il loro stato problematico.

(JOSHUA/MOITESSIER)
Arrivo con un giorno di anticipo nella cittadina costiera atlantica di La Rochelle, ad un centinaio di kilometri dal nostro appuntamento, che è uno dei più importanti porti turistici e per la pesca professionale di Francia. Ma quello che a me interessa è andare a vedere e visitare la mitica “Joshua”, la barca a vela di uno dei più grandi navigatori solitari di tutti i tempi.
Ovvero Bernard Moitessier.
Ma pure esplorando tutto il porto, non riuscii a trovare quella barca. Qualcuno mi disse che fosse in Atlantico, per una mini crociera. Per cui, con amarezza e delusione, mi avviai all’uscita del porto. Ma come avviene nelle favole, alzando lo sguardo vedo entrare una sagoma familiare, di colore rosso e bianco…. E’ il Joshua!!!….
Con l’adrenalina a mille, raggiungo di corsa il molo dove approda. Mentre la stanno ormeggiando, chiedo all’equipaggio se è possibile salire a bordo. Mi rispondono affermativamente.
Salgo con commozione e riverenza. Ci sono ancora i cassettini originali con le vecchie etichette. Joshua subì un notevole restauro, dopo diverse disavventure, ed è tornata a vivere.
Questa è la barca con la quale Moitessier compì il leggendario primo giro del mondo in solitario e senza scalo. Rinunciando ad una sicura vittoria, con molti premi e fama, proseguendo da capo Horn per il capo di Buona Speranza, capo Lewin, e poi per il Pacifico sino a Tahiti, non risalendo l’Atlantico.
Non volle raggiungere la meta britannica, perchè qualcosa del suo animo nobile gli disse che avrebbe dovuto salvare la sua anima, e continuare ancora a navigare per mezzo giro del mondo…
Questa è la vela romantica e maestra di vita che piace a me!…

LA PARTENZA.
Mi incontro alla stazione ferroviaria di Les Sables d’Olonne con Fabio ed il nostro skypper Markos Spyroupulos, ed insieme si pernotta.
L’indomani dovremo prepararci per una lunga navigazione.
Si fa una ricognizione sul molo del cantiere Lagoon, dove il nostro catamarano Kirkii è ai ritocchi finali, da parte delle maestranze del cantiere.
Intanto si vede un andirivieni nel porto delle costosissime superbarche ipertecnologiche, le quali da lì a qualche mese, dovranno affrontare la più prestigiosa delle regate, ovvero la Vendee Globe, il velocissimo giro del mondo a vela, in solitaria e senza scalo…
L’indomani facciamo una spesa molto consistente per rimpire la cambusa, oltre a componenti tecnici per l’imbarcazione. Markos si occupa dei dettagli, assieme all’armatore Vasili.
Finalmente si salpa!
Non avendo mai navigato per così lungo tempo, ed in oceano, il mio augurio è stato solo di non patire troppo l’inevitabile mal di mare….
Si lascia la costa, allontanandoci sempre più, sino a che essa sparisce dalla visuale. L’oceano ci avvolge nelle sua brume, annunciandone l’oscurità.
Qualche defino comune comincia ad accompagnarci. In lontananza riusciamo a scorgere il soffio di una balena con il suo piccolo. Di buon auspicio!
Abbiamo un pò di vento di bolina, per cui il mare inizia con il suo ciclo infinito di piccole onde, le quali fanno beccheggiare la barca con un ritmo incessante.
Purtroppo, avendo la mia cabina situata a prora, lo avverto moltissimo, per cui comincio “la sequenza del mal di mare”…..
Sto proprio male per due giorni, più altri due per rimettermi un pò. E meno male che la bolina è cessata….
Sono stato così pure graziato dagli obbligati turni notturni di guardia.
L’indomani ci aspettano due eventi fantastici.
Ovvero l’incrocio con la rotta di una coppia di zefi, una specie rara di grosso delfino di colore quasi bianco.
Il secondo incontro è con una balenottera comune, la quale emerge ad una quindicina di metri dalla barca, mostrando il suo dorso possente.
Purtroppo è una visione fugace, dato che essa si immerge quasi subito nelle profondità oceaniche.
Ma talmente emozionante che non riesco neppure a parlare…E’ tanto diverso dalla visione dei documentari in tivù…
Un’altra notte ci aspetta, a qualche centinaio di miglia dalla costa. Si avverte il senso di solitudine che suscita l’immensità dell’oceano, cogliendone il respiro, facendoci sentire davvero infinitamente piccoli, nonchè colpevoli delle grandi nefandezze commesse dagli umani nei confronti di Madre Terra, così meravigliosa e prodiga di qualsiasi bene possa esserci utile per la nostra vita…
Cominciando a regalarci magnifici scenari, con albe e tramonti di sole e luna, e stelle brillanti come non mai…
L’indomani ci aspetta il temuto Golfo di Biscaglia. Una vasta area di oceano tra Francia e Spagna, famoso per le costanti tempeste, anche violentissime, e quindi per i numerosi naufragi. Ma il bollettino meteo è stato clemente. Ci aspetta solo un forza sei, di poppa. Con onde dai tre ai quattro metri.
Infatti il mare aumenta di intensità, transitando davanti alla alta scogliera sulla quale sorge la città spagnola di La Coruna.
La graditissima musica di Manu Chao e Cesaria Evora, non ci abbandonerà più, sino a destinazione. Pure con poche altre variazioni.
Un’altra piacevolissima sorpresa ci attende. Un gruppo di globicefali ci “sorpassa” con facilità a sinistra, malgrado la nostra buona velocità. Sembrano dei mini sommergibili.
Il mio mal di mare viene per così dire stemperato da questa andatura regolare di poppa, pur se in mezzo agli spettacolari frangenti.
A Capo Finisterre il mare si placa. A breve inizierà il Portogallo. E poi ancora Spagna.
Qui inizia una bonaccia che praticamente non ci lascerà sino a Gibilterra. E non è che di vento ve ne sia stato molto. Infatti i motori hanno lavorato più delle vele.
Incrociamo molte reti e palamiti per la pesca, segnalati in modo approssimativo o per nulla. Markos è molto preoccupato ed invita alla massima vigilanza.
Purtroppo per ben due volte incocciamo le cime delle reti. La prima in una deriva e l’altra in un’elica. Markos sclera non poco per il timore di danni ad una barca nuova.
Prima lui e poi Fabio indossano la muta e si immergono per disincagliare le cime. La seconda all’altezza di Lisbona.
Dopo questi inconvenienti ed una notte tranquilla, arriviamo alle mitiche Colonne d’Ercole, la porta del Mediterraneo, a poche miglia da Gibilterra.

GIBILTERRA
Le brume dell’alba ci regalano uno scenario spettacolare, con a destra la propaggine africana del Marocco e le due enclavi di Ceuta e Melilla. E a sinistra la Spagna.
In lontananza si comincia ad intravedere la rocca di Gibilterra. Vi è un discreto traffico di navi di stazza piccola e media, nonchè di pescherecci.
L’imponenza della rocca ci saluta prima dell’attracco nel porto turistico. Impressiona subito come sia strutturata la pista del locale aeroporto, intersecante una strada trafficata, la quale viene chiusa da un passaggio a livello, al decollo o atterraggio degli aerei. Come una ferrovia!….
Ormeggiati, si effettuano piccoli lavori di manutenzione della barca. Con rifornimento di gasolio. Mentre si aspettano i nuovi imbarchi.
Ad un molo prospicente, intravedo la sagoma di una barca familiare… E’ la copia perfetta del Joshua di Moitessier! Purtroppo in stato di abbandono, con ruggine in ogni parte…
Ci rechiamo ad un pub in centro, con il mio malfermo passo iniziale, dopo diversi giorni di navigazione.
Lì incontriamo la prima biologa marina, la svedese Klara, la quale si imbarcherà sino a destinazione.
Poco dopo arrivano al molo le altre due biologhe marine, l’italiana Vittoria, e la svizzera Virginie.
Sistematesi le ragazze, tutti e sei andiamo ad effettuare una mega spesa per procurarci viveri ed acqua sufficienti sino alla Grecia.

MEDITERRANEO
Così l’indomani, dopo il rifornimento di acqua, si lasciano gli ormeggi e si va verso est, costeggiando la Spagna a qualche miglia.
Purtroppo il vento di bolina aumenta, e così pure il mare sino a forza quattro, regalandomi una bella “ricaduta”… Ma faccio in tempo a preparare delle buone omelettes.
La bellissima giornata successiva mi permette di rimettermi. Anche perchè cominciano a vedersi delfini e tartarughe con frequenza.
Questo per noi è una gioia ed un conforto. Non altrettanto il sempre più frequente ricorso ai motori, data la scarsezza di vento.
Markos sostiene che ciò è causa del cambiamento climatico in corso.
Si arriva così in vista della Sardegna. In prossimità di Capo Teulada, area di un importante ed impattante poligono militare, si imposta rotta per la Sicilia.
Se penso all’enorme quantità di ordigni bellici inesplosi e depositati nei sottostanti fondali, ci sarebbe da star male. Così come a pensare ai non pochi sommergibili a propulsione nucleare, carichi di micidiali missili atomici, che con buona probabilità incrociamo sotto di noi. Causa probabile dei numerosi spiaggiamenti di cetacei, in ogni parte del mondo, provocati dai loro potentissimi apparati elettronici, come sonar e radar….
Ma la filosofia della vela aspira alla pace ed alla fratellanza…
Ci consoliamo con la quasi costante compagnia dei delfini stenella e tartarughe “caretta”. Ogni tanto qualche pesce salta fuor d’acqua, specialmente gli spada.
Allietata la giornata con una bella sclerata da parte di Markos, causa una perdita di olio da una teglia nel forno.
L’alba seguente ci annuncia una spettacolo maestoso. Ovvero entrare nell’arcipelago delle Eolie, in un mare piatto.
La luce radente tinge di tinte incredibili le isole ed il mare. In lontananza si scorge il pennacchio di fumo di Stromboli.
Con la luce piena, la superficie del mare si riempie di infinite piccole meduse dette a “caravella”, per la loro protuberanza superiore simile ad una vela.
Costeggiando la Sicilia, arriviamo ad imboccare lo Stretto di Messina. Uno spettacolo!
Passiamo le mitiche Scilla e Cariddi, con un vento molto forte, ed il mare ribollente delle potenti correnti, causa la pressione indotta dalla particolare orografia. Ma gli stretti si passano a motore. Si giunge quindi a Reggio Calabria, la nostra seconda sosta, ma per poche ore.
Facciamo rifornimento di acqua e gasolio, nonchè una piccola spesa.
Si riparte, entrando nello Jonio.
Esso si è rivelato desolante, per la quasi totale mancanza di vento, e di presenze animali.
Con la sorpresa della visita di un paio di rondini, allontanatesi dalla costa e poi con forze insufficienti a tornarvi.
Si posavano in diversi punti della barca, per poi compiere brevi voli e tornarvi. Lasciandosi avvicinare a breve distanza. Purtroppo prima una e poi l’altra morirono. Sicuramente per lo sforzo.
Ci pensò Virginie a lasciarli in mare con due scatoline.

ISOLE IONIE, MARE INTERNO GRECO, CANALE DI CORINTO
Così arriviamo in vista di Cefalonia e Zante, le isole che iniziano al mare interno greco.
Cefalonia, si ricorda per il drammatico epilogo della resistenza da parte dei soldati italiani al diktat del comando tedesco di resa incondizianata, orgogliosamente respinta, con il quasi totale massacro dei soldati della divisione Acqui.
Zante, o Zacinto, come definiva la sua terra natale il sommo poeta Ugo Foscolo, con le sue spettacolari falesie, ci mostra una delle sue insenature più belle, ovvero la spiaggia del relitto.
Un pò più distante si profila la sagoma della famosa Itaca, l’amatissima isola del leggendario Ulisse, tormentato protagonista dei viaggi avventurosi del grande autore epico Omero.
Le limpidissime acque di quel mare carico di storia, ci offrono la fantastica visione di organismi strani e bellissimi, filiformi, colorati e semitrasparenti.
All’approssimarsi del vespero, facciamo tappa nella bellissima e caratteristica laguna di Messolonghi, dove si trascorrerà la notte.
Ovviamente d’obbligo la cena a base di ottimo pesce in una trattoria tipica.
Il mattino presto si riparte, ed in breve transitiamo sotto l’ardito e modernissimo ponte di Patrasso, terza città greca.
In serata arriviamo all’imbocco del famoso canale di Corinto.
Si ormeggia per espletare le pratiche burocratiche. Dopo qualche ora si può ripartire.
Assolutamente spettacolare e suggestivo il passaggio di quello stretto canale artificiale in notturna, il quale divide la Grecia continentale dal Peloponneso.
Passiamo l’ultima notte a bordo, con i soliti turni di tre ore per coppia.
Il mattino seguente l’Egeo ci accoglie, con la linea di costa dove approderemo: Il Pireo.
Finalmente giunti a destinazione, si riassetta la barca, preparandoci il nostro bagaglio.
Pensando al nostro ritorno a casa, dopo uno spuntino ed una birra tutti assieme, si ripercorrono già con nostalgia le tappe di quell’avventura unica e preziosa.

CONCLUSIONE
Sicuramente esistono avventure più avvincenti ed impegnative, nonchè pericolose rispetto questa.
Ma questo viaggio senza grandi pretese, credo rimarra’ nella memoria di tutti/e, oltre che per gli animali incontrati, le notti stellate, le albe, i tramonti, sicuramente anche per lo spirito di amicizia e collaborazione che ha contaddistinto quegli indimenticabili venti giorni.
Grazie a Markos, a Fabio, a Vittoria,a Virginie, a Klara.