Un piccolo estratto dalle e-mail scambiate in navigazione con Alessandro Chetta da cui ha poi tratto l’articolo per il Corriere: «Tempeste e balene: il nostro Oceano Mare»

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–Pericoli?
–Siamo tutti ben consapevoli dei grossi-enormi rischi comporta un’impresa del genere, eppure l’oceano, in qualsiasi condizione, ci da pace. è difficile da spiegare, ma qui ti senti parte di qualcosa, contro niente e nessuno, anche una tempesta è vissuta-accolta con pacifica rassegnazione e grande rispetto, siamo degli intrusi in questa spicchio di mondo, l’unico pensiero è sentirsi pronti.

–Il giorno più bello?
–Tutti. Non è la mia prima traversata, ma ogni giorno è sempre una nuova magia. siamo stati sulla coda di una tempesta per 4 giorni, eppure nn avrei fatto a meno neanche di un’ora. ho ancora negli occhi le stenelle che surfano onde di 6 metri, incredibile, mai viste saltare così in alto a sfidare il cielo. Dopo tante notti passate al buio con occhi ben aperti a cercare nel vuoto e orecchie tese (il pericolo di notte è impattare con un container, o una balena) sono rimasto ore a guardare la prima luna illuminare l’oceano, un incanto, come se fosse la prima volta la vedessi nella vita. questa è la magia dell’andar per mare dopo tanti anni e restare ancora rapiti da un tramonto o un alba, da un cielo stellato che sembra caderti adosso, dall’incontro di delfini e balene, da onde che montano e ti frullano per giorni e sentirti comunque fortunato, blessed, testimone di uno spettacolo unico, irripetibile. Ogni giorno di mare è un dono.

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