Si parla sempre più di DISSESTO IDROGEOLOGICO e di ALLUVIONI. Notizie drammatiche in merito ad ALLAGAMENTI e COLATE DI FANGO giungono da ogni parte d’Italia. Il 28 Ottobre, insieme a Ferdinando Palmers, scossi dalle brutte notizie che giungevano da Solopaca (nel beneventano) in seguito all’esondazione del fiume Calore decidiamo di fare un sopralluogo nel beneventano per capirci di più.

Ci mettiamo in macchina e, lasciato alle spalle l’Acquedotto Carolino vanvitelliano procediamo per Benevento, dirigendoci verso la Via Bebiana, strada parallela al fiume Calore che conduce fino al ponte borbonico Maria Cristina sul fiume Calore. Osservando il paesaggio, notiamo già i primi danni ai vigneti e agli oliveti.

Raggiungiamo Solopaca. Da destra verso sinistra, in ordine di pendenza, vi sono:

– Il massiccio del Taburno – Camposauro

– il paese di Solopaca

– la Via Bebiana (che separa il paese di Solopaca dalla Cantina Sociale)

– la Cantina Sociale di Solopaca

– il fiume Calore

Siamo sulla Via Bebiana, a pochi metri dall’ingresso della Cantina Sociale, la scena che si presenta ai nostri occhi è alquanto “anomala”: Ferdinando nota subito sul terreno gli evidenti segni trasversali di una “colata” di fango che hanno persino deformato la vegetazione rivolgendo i  fusti delle piante verso sinistra, in direzione del sottostante fiume Calore. Quindi intuiamo che una colata d’acqua di grandi dimensioni, colata dalla montagna (Taburno – Camposauro) ha attraversato la Via Bebiana e invaso la Cantina Sociale in direzione del sottostante fiume Calore.

Come tutti ben sappiamo, l’acqua naturalmente segue le direzioni imposte dalla forza di gravità, e quindi per caduta tende a seguire i percorsi in discesa. L’esondazione del sottostante fiume Calore quindi, da sola, non avrebbe mai potuto permettere all’acqua di RISALIRE i campi verso destra per poi INVADERE la sovrastante Cantina Sociale…!

Chiediamo informazioni al personale della Cantina Sociale, e loro stessi confermano le nostre ipotesi: nella loro azienda il disastro è stato conseguente alla frana, cedimento di un costone delle pareti montuose del Taburno Camposauro. Ci rimettiamo in macchina e risaliamo il Salucolo (canale in cui defluiscono le acque del massiccio alle spalle di Solopaca, vedi quadratino GIALLO in foto GoogleMaps) per un sentiero parallelo. La carreggiata si restringe per la presenza di montagne di pietrisco sul ciglio della strada che costeggia il Saucolo. La scena che si presenta ai nostri occhi chiarisce tutto: il canale è colmo di detriti di pietrisco e rami d’albero. Le “BRIGLIE” (opere in muratura che fermano l’acqua che la precede trattenendone i detriti, forse di epoca borbonica: in quel periodo la gestione IDROGEOLOGICA DEL TERRITORIO era all’AVANGUARDIA grazie ad opere di INGEGNERIA IDRAULICA APPLICATA AL TERRITORIO) erano stracolme di DETRITI, conseguenza di  scarsa MANUTENZIONE. Le stesse briglie evidentemente, a causa delle forti piogge, dopo essersi intasate hanno ceduto alla furia e al peso dell’acqua che le ha scavalcate sfondandole e permettendo all’acqua di invadere la sottostante zona abitata, i VIGNETI (RISORSA LOCALE di primaria importanza) e le piante di ULIVO.

Ci rimettiamo in macchina e, osservando il fiume Calore dal ponte borbonico prima e da Benevento centro dopo, diventa sempre più evidente che il corso d’acqua è stracolmo di DETRITI, in molti punti per più della metà dello spazio che invece dovrebbe essere “riservato” all’acqua.

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La SOLUZIONE? Dalla PULIZIA dei corsi d’acqua alla DISOTTURAZIONE dei tombini (vedi foto tombini Pianura e San Giovanni a Teduccio, NA) la parola d’ordine deve essere PREVENZIONE, ovvero MANUTENZIONE e CURA DEL TERRITORIO. Questi disastri sono i frutti dell’ABBANDONO.