Le madropore che formano le barriere coralline
costituiscono edifici complessi e organizzati
come vere e proprie città sotto al mare.

Non si conosce con esattezza l’origine del nome “Mar Rosso” usato già da Erodoto nel V secolo a.C.: il grande storico greco parla più volte nelle sue Storie del Mare “Eritreo”, aggettivo che in greco significa, appunto, “rosso”. Secondo una leggenda l’origine del nome sarebbe collegata ad un mitico re chiamato Erithros. Più scientificamente si può ritenere che il termine alluda alla colorazione rossa delle acque provocata in particolari condizioni (in verità assai rare) dall’eccezionale proliferazione di una minuta alga unicellulare, il Trischodesium erythraeum. In realtà è più probabile che il termine “rosso” sia stato utilizzato dai navigatori greci o fenici in riferimento alla tonalità cromatica delle coste di questo mare, formate in gran parte da rocce rese rossastre dall’elevato contenuto di ossido di ferro.
Gli antichi Egizi, che ne solcavano già le acque nel III millennio a.C., lo chiamavano invece in modo completamente diverso: “il grande mare verde”.

“Il giardino di Allah”, così è chiamato dalle popolazioni arabe il Mar Rosso, per la sua ricchezza faunistica straordinaria e per la varietà di forme e di colori della sua barriera, che ospita oltre 1200 specie di pesci e 250 specie di madrepore e coralli molli. Il Mar Rosso occupa una depressione che si estende per circa 2200 chilometri (1400 miglia), ed è l’unico mare corallino chiuso al mondo, originatosi in seguito alla separazione, iniziata 40 milioni di anni fa durante l’Era Terziaria, dell’Africa dall’Asia, un movimento tettonico tutt’ora in atto.

Spesso in Mar Rosso non occorre sfidare gli abissi per godere di piccoli grandi incontri

Red Sea Oceanus (1)

La barriera corallina
Le barriere madreporiche, dette anche coral reefs o semplicemente reefs, sono il risultato dell’attività costruttrice di miliardi di organismi animali chiamati polpi corallini che per svilupparsi e proliferare hanno bisogno di specifiche condizioni climatiche tra le quali è di fondamentale importanza la temperatura, che deve essere compresa tra i 20 e i 30 °C.
Per poter costruire una barriera corallina questi organismi devono, inoltre, essere associati a particolari alghe unicellulari dette zooxantelle, che necessitano di una buona quantità di luce solare per attivare il processo di fotosintesi che consente di fissare il calcio, contenuto nell’acqua di mare, in una struttura rigida -o teca- che circonda il polpo.
Per tale motivo le zooxantelle prediligono acque limpide e poco profonde.
I coralli ad esse associate sono perciò definiti “costruttori” o madrepore mentre quelli privi di zooxantelle sono i cosidetti “coralli molli” o Alcionari.

I relitti
I relitti sono particolarmente numerosi nel Mar Rosso a causa dei numerosi reef affioranti, nel passato sopratutto negli anni immediatamente successivi all’apertura del canale di Suez (1869), molti naufragi furono causati dall’imprecisione delle carte nautiche dell’epoca e dalla totale assenza di fari e boe che indicassero i potenziali pericoli per la navigazione. Altri relitti risalgono, invece, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale.

Reef di Tiran – lo stretto di Tiran che chiude a sud il Golfo di Aqaba è interrotto da quattro imponenti formazioni madreporiche che si elevano dalle profondità marine.

Dal 2004 ad oggi il Team di Oceanus raccoglie, ogni anno e in differenti stagioni, materiale fotografico e filmato nelle acque del Mar Rosso.
Molte di queste immagini sono state catturate in diverse spedizioni nelle acque del Mar Rosso itinerario Nord che comprende dalla punta estrema della penisola del Sinai, il Parco di Ras Mohammed, Tiran, lo Stretto di Gubal fra cui i punti di immersione di Shaab Mahmud, Small & Big Passage, Shag Rock, Shab Ali, Bluff Point, numerosi relitti fra cui i più famosi quelli del Thistlegorm, Carnatic, Ghiannis, Rosalie Moller.

Itinerario Nord – Principali siti di immersione

map-oceanus

  • Sha’ab el Erg
  • Sha’ab Umm Usk
  • Thistlegorm
  • Ras Mohammed
  • Sha’ab Mohammed
  • Gubal Seghira
  • Rosalie Moller
  • Carnatic
  • Ghiannis D.
  • Giftun Seghir
  • Small Giftun

 

 

Thistlegorm
Il Thistlegorm è una nave mercantile britannica varata nel 1940 e affondata il 5 ottobre 1941; riforniva l’esercito inglese impegnato nella campagna del Nord Africa circumnavigando l’Africa, facendo scalo tecnico a Città del Capo e attraversando il Mar Rosso, sottraendosi alle forze dell’Asse spiegate nel Mediterraneo.

Un gruppo di bombardieri tedeschi decollati dall’isola di Creta attaccò, nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 1941, il convoglio di cui il Thistlegorm faceva parte, fermo presso il Reef di Sha’ab Alì, in attesa che la Royal Navy effettuasse operazioni di sminamento nel canale di Suez. Il Thistlegorm venne colpito da un’unica bomba sulla stiva numero 4, nella quale erano immagazzinati esplosivi, munizioni per obici da campo, fucili e stivali di gomma; si sviluppò un incendio, le munizioni esplosero, ben presto un’esplosione spezzò la nave in due tronconi, che si inabissarono rapidamente. Sei furono le vittime, mentre il resto dell’equipaggio ebbe il tempo di abbandonare la nave e mettersi in salvo. Il Thistlegorm fu l’unica nave persa dal convoglio, che fu attaccato nuovamente la sera successiva.

Nei primi anni ’50 Jacques-Yves Cousteau ne scoprì la posizione, nei pressi della barriera corallina di Sha’ab Alì, nel golfo di Suez, Sinai occidentale (27°48’80” N – 33°55’25” E).

La nave, lunga 128 metri e larga 18, se si esclude la parte poppiera, è affondata praticamente intatta, adagiata su un fondale relativamente basso; a circa 33m si trova l’elica, imponente, e l’area di poppa, devastata dall’esplosione, di cui è rimasto un confuso ammasso di materiali, cavi, scatole di munizioni e due carri BREN Carrier Mark III.
Sui ponti di prua sono stivati due vagoni ferroviari e due dragamine; due locomotive, trasportate dal Thistlegorm, sono state scagliate dall’esplosione a diversi metri dal relitto. Interessante il grande argano dell’ancora.

Al suo interno il Thistlegorm custodisce ancora il carico di approvvigionamenti che trasportava, fra cui automobili Morris, autocarri Bedford, motociclette Triumph, pneumatici, generatori da campo, ricambi per aerei (presumibilmente Hawker Hurricane), brande, casse di fucili Lee-Enfield MK III, stivali di gomma. Il carico è perfettamente riconoscibile, nonostante le incrostazioni coralline presenti.

Il relitto soffre terribilmente delle migliaia di subacquei che ogni anno lo visitano, attirati dalla storia che rappresenta. Le bolle d’aria intrappolate all’interno hanno causato un serio deterioramento delle strutture ed il governo egiziano sta considerando l’idea di chiudere il sito alle immersioni ricreative almeno per un certo periodo, in modo da permettere la stabilizzazione del relitto stesso.

Ghiannis “D”
Risulta veramente difficile capire come il Ghiannis “D”, cargo moderno e dotato di strumentazioni recenti, possa essere stato vittima di un errore di rotta o delle correnti, che lo spinsero a naufragare sul reef di Sha’ab Abu Nuhas. Proprio lì dove altre navi, fra cui il Carnatic, avevano già fatto naufragio.

Il Ghiannis “D” era un mercantile di circa 2900 tonnellate di stazza, più volte acquistato e rivenduto da vari armatori. Era stato varato in un cantiere giapponese col nome di Shoyo Maru, nome apparso sulla prua successivamente all’erosione del tempo e soprattutto del mare.

Il naufragio avvenne il 19 aprile del 1983, ed al tempo la nave batteva bandiera greca; la lettera “D” stava ad indicare la compagnia di navigazione Danae.
Salpata dal porto di Rijeka (l’italiana Fiume), era diretto a Hodeida, porto sulla costa yemenita del Mar Rosso del Sud.

La nave misurava un centinaio di metri di lunghezza, ed era dotata di due motori ad elica. Nel naufragio non ci furono vittime, visto che il relitto rimase a galla per ben sei settimane prima che la forza del mare lo troncasse in due, facendo scivolare la poppa alla profondità di 23/27 metri. La prua rimase emersa ancora per molto tempo, finché non scivolò anch’essa sul reef, abbattendosi sulla fiancata sinistra.

Carnatic
Tipo di Nave: steamer
Nazionalità: inglese
Data costruzione: 1862
Data affondamento: 13 settembre 1869
Stazza: 1776 tonnellate
Causa affondamento: collisione contro il reef

Il vascello salpò da Suez il 12 settembre 1869 con destinazione il porto di Bombay in India; a bordo c’erano 230 passeggeri ed un carico di posta destinata ai soldati inglesi in India, oltre a numerose bottiglie contenenti vino e «London soda water».
La notte del 13 settembre 1869, quando il Carnatic giunse all’estremità meridionale del Golfo di Suez, si avvicinò pericolosamente ai reef occidentali dello stretto di Gobal, terminando il suo viaggio contro i taglienti coralli di Abu Nuhas.

La nave dopo l’urto rimase incagliata sulla sommità del reef e a nulla valsero i numerosi tentativi di riportarla in acqua e rimetterla in condizione di navigare.
Il comandante, constatato che il vascello non aveva subito gravi danni, non ne ordinò l’immediato abbandono, cosicché tutti i passeggeri trascorsero tranquillamente la notte a bordo, nell’attesa che giungessero soccorsi dalla nave Sumatra, appartenente alla stessa compagnia di navigazione del Carnatic, che si trovava nelle vicinanze.
Durante la notte il vento cominciò a soffiare con maggiore intensità, formando ben presto onde alte che, infrangendosi con violenza contro le fiancate del Carnatic, ne provocarono la rottura in due tronconi. La zona di poppa affondò subito, trascinando con sé più di 20 passeggeri, mentre la prua rimase incastrata sulla sommità del reef per alcuni mesi, sino a quando una forte burrasca non la fece scivolare definitivamente alla base della barriera corallina.

Profondità max e min: 15 – 27 metri
Profondità max consigliata: 27 metri
Grado difficoltà immersione: media
Difficoltà esplorazione interna: scarsa
Interesse scenografico: buono
Interesse storico: elevato
Interesse biologico: buono

Rosalie Moller 
Il relitto del Rosalie Moller si trova nella parte occidentale dell’Isola di Gubal, a nord di Hurghada. È fra i più famosi del Mar Rosso, riposa a 50 metri di profondità con l’albero di maestra a 17 metri sotto la superficie del mare. Misura 108 metri con una stazza di 3960 tonnellate.

Costruita a Glasgow, in Scozia, dalla Barclay Curle &Co., fu varata nel 1910 con il nome di “Francis”, venduta ad un’altra compagnia, la Moller Line, e ribattezzata con il nome di “Rosalie Moller”.
Veniva utilizzato per rifornire di carbone “Best Welsh” le navi mercantili e le flotte degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il suo ultimo viaggio iniziò come tutti gli altri, alla fine di luglio del 1941, con un carico di carbone diretto ad Alessandria d’Egitto. Giunta in Mar Rosso le fu assegnato un ancoraggio; mentre attendeva ulteriori istruzioni per attraversare lo Stretto di Suez, nella notte dell’ 8 ottobre 1941, due giorni dopo l’affondamento del Thistlegorm, la nave Rosalie Moller fu attaccata dai bombardieri Heinkel. Colpita a tribordo colò a picco. Due persone persero la vita, mentre il resto dell’equipaggio si mnise in salvo sulle scialuppe.

In immersione il relitto appare intatto ed in perfette condizioni. Il Rosalie Moller è appoggiato sul fondo sabbioso con la prua nella sabbia; ad una profondità di circa 39 metri appaiono il ponte e la prua. L’ancora di tribordo è sganciata e la catena scorre verso il fondo fino a sparire dalla vista. L’ancora di babordo è invece rimasta al suo posto. I parapetti sono ancora in buone condizioni come del resto tutto l’armamentario sul ponte: argani, verricelli e gomene.