Berline come piccoli loft, fra tv e bar, manca giusto l’angolo cottura, ma in generale anche le piccole utilitarie prevedono abitacoli arricchiti da schermi, telecamere e sensori, sedili come poltrone, computer di bordo, navigatore, climatizzatore, allarme stanchezza, frenata d’emergenza… Peccato che tutto questa tecnologia non riesca a distrarre dal fatto che il principio fisico che muove le nostre auto è esattamente identico a quello di un secolo fa, brucia petrolio.

“Converte l’energia chimica, posseduta da una miscela aria-combustibile (benzina-diesel-cherosene-gpl-metano-ecc…), in lavoro meccanico reso disponibile all’albero motore ed in generale al sistema di trasmissione.”

Ormai impossibile frenare la richiesta di un’alternativa al petrolio, ed infatti, da circa un decennio, è in atto una vera e propria battaglia sotterranea tra i produttori di automobili per lanciare le auto elettriche di nuova generazione tra il 2017 e il 2020. Tra loro ci sono la Tesla, la Gm, la Bmw, ma potrebbero figurare anche la Apple e la Virgin.

Saranno le batterie, la loro efficienza energetica, a sancire il vincitore di questa nuova sfida, saranno i brevetti dei colossi della chimica come la tedesca Basf, che insieme ad Argonne, è già in causa con la Umicore e la giapponese Makita Corp; nel piatto si giocano un Pianeta intero da convertire all’elettrico.

“Secondo una ricerca di Ward basata sui dati di registrazione dei veicoli presso le autorità pubbliche competenti le vetture immatricolate sono passate dai 980 milioni del 2009 a 1,015 miliardi nel 2010. Il dato riflette approssimativamente il numero di auto, furgoni, camion e autobus registrati in tutto il mondo ad eccezione dei veicoli fuoristrada.”

Il miraggio dell’elettrico fra qualche anno sarà dunque realtà, eppure il nuovo pericolo da temere sarà quello di barattare la nostra fame di energia pulita con batterie inquinanti e difficili da smaltire.

Se l’elettrico è certamente un piccolo passo verso nuove soluzioni, non è certa una indipendenza energetica degli automobilisti, né tanto meno un costo ambientale poco salato per il Pianeta.

Eppure altre soluzioni per le nostre tasche e polmoni sembrerebbero alla portata di tutti.
Internet è piena di testimonianze video che documentano l’esistenza e l’utilizzo di motori che girano semplicemente ad acqua, realizzati un po’ in tutto il mondo in maniera artigianale, a basso costo, senza particolari sistemi hi-tech.

Per produrre idrogeno basta una piccola batteria (non certo quelle che ci stanno preparando in qualche laboratorio segreto), elettrodi in acciaio puro immersi in acqua e bicarbonato, tutto qui.

E se internet, compreso questo mio articolo e il prossimo video, non dovesse rivelarsi una fonte attendibile che aiuti a riflettere quanto siano reali e concrete le alternative possibili al petrolio e alle batterie elettriche di prossima generazione, forse sarà di maggiore aiuto a questa tesi l’esistenza del treno a levitazione magnetica o MagLev che collega la città di Shanghai con l’aeroporto.

“La linea è lunga 30 chilometri e viene percorsa dal treno in 7 minuti e 20 secondi con una velocità massima di 501,5 km/h e una velocità media di 250 km/h.”

Personalmente soluzioni immediate non ne ho, se non quella di aspettare, cercare un’alternativa, magari un kit da montare domani mattina sulla propria auto, e intanto semplicemente rifiutarsi di cambiarla comprandone una nuova con la videocamera e sensori per il parcheggio, ma fondamentalmente identica.

Dopo tutto, i più grandi viaggi della mia vita li ho fatti per mare e con la sola forza del vento.