Il ritorno da una vacanza è sempre un momento traumatico.
Quest’anno poi credo che inconsciamente qualche cosa deve essersi messo in moto per far andare le cose storte (o diritte, dipende dai punti di vista) ed impedire il rientro. E’ come quando tenti di posticipare qualche cosa che sai prima o poi avverrà.

Per questo motivo fatti gli ultimi saluti in campeggio, sbagliando strada, ci siamo ritrovati nell’Oasi Naturale del fiume Alento, e lì abbiamo piantato le tende.  http://www.oasialento.it/it/oasi_alento_servizi.html

L’Oasi nasce a ridosso di una diga e nel 92 è stata riconosciuta come area SIC (sito di importanza comunitaria). Nel parco con la marmocchia, mi figlia, abbiamo avuto modo di ammirare una infinita varietà di libellule.

Cari amici/e una dritta: consiglio a tutti di soffermarsi sul volo della libellula.
Sembra che alcuni ricercatori australiani abbiano scoperto che la libellula, muovendosi in continuazione, riesce a far rimanere la sua immagine sempre sullo stesso punto della retina della preda. Magnificenze della natura.

Comunque ciò che nel parco maggiormente stupisce è il rapporto tra la tecnologia e la natura.
La diga che ha una capacità di accumulo di oltre 23 milioni di m3 d’acqua è in rapporto di piena simbiosi con l’ambiente e con il patrimonio boschivo che in una qualche maniera favorisce.
Tutto ciò dal punto di vista normativo è stato reso possibile dalla cd. Direttiva Habitat, uno strumento giuridico che andrebbe ancor più usato: http://www.naturaitalia.it/apriParagrafiArticoloSezioneMenu.do?idArticolo=244¶grafo=1
Diciamo che il trucco di raccontarci una tecnologia che divora l’ambiente è un poco come il colpo ganzo della libellula: ci fornisce un’immagine sfocata che non corrisponde alla realtà. Sarebbe quindi possibile un’altra relazione Tecnologia/natura.
La morale di tutta questa faccenda è che per fortuna a volte non si trova la giusta via per tornare a casa.