Bagagli pronti, attrezzatura subacquea pronta, attrezzatura fotografica pronta e stavolta niente salti mortali, con i voli Emirates il bagaglio in stiva è di ben 30 chilogrammi!

Si parte alla volta della Malesia: destinazione Isole Perhentian.
Mi sono documentato in merito:

le isole Perhentian sono un gruppo di isole situate a una ventina di chilometri a nord est dalle coste della Malesia peninsulare, nello stato malese di Terengganu, a ridosso del confine thailandese.

Le due isole principali sono Perhentian Besar e Perhentian Kecil (rispettivamente “Grande” e “Piccola” in lingua malay). Non sono le uniche nel piccolo arcipelago, che comprende le isole disabitate di Susu Dara, Serenggeh e Rawa, poste al largo dell’isola di Kecil.

Le Isole Perhentian appartengono al Parco Nazionale Marino di Redang, isola principale del gruppo. Si tratta di un’area protetta e la pesca e la raccolta di coralli e altre specie marine è severamente vietata.

Il nome “Perhentian” in lingua malese significa letteralmente “fermata” o “luogo di sosta”. Il riferimento è al ruolo di lunga data conferito alle isole quale tappa per i mercanti del mare tra la vicina Thailandia e la Malesia, in cui le barche sostavano riferendosi al loro ruolo di lunga data come tappa per i commercianti tra Bangkok e la Malesia che appunto sostavano nelle isole prima di recarsi sulla costa della terraferma. Le isole sono state abitate da pescatori per secoli. Durante il periodo coloniale britannico venivano chiamate Station Islands, una traduzione diretta della loro denominazione malese.

Entrambe le isole sono costellate di spiagge bianche di sabbia corallina, con scogliere e acqua cristallina color turchese che ospitano una grande varietà di coralli, tartarughe di mare, meduse, piccoli squali. Il punto più alto delle isole è 100 metri dal livello del mare. La vegetazione è quella tipica tropicale, con pochi sentieri percorribili e senza strade. Le acque limpidissime che bagnano le isole sono perlopiù basse e hanno acquisito una fama internazionale come una delle più belle mete al mondo di snorkeling e diving.

Oltre alle persone impiegate nelle strutture turistiche, la cui permanenza è stagionale (visto che durante il periodo monsonico le strutture chiudono), la popolazione permanente che vive sulle isole si riduce a un piccolo villaggio di pescatori ubicato sull’isola di Kecil, di circa 1500 anime, perlopiù di etnia malay.

Le isole costituiscono un sito importante per la nidificazione delle tartarughe marine verdi. Oggi si contano mediamente circa trecento nidi l’anno – un tempo erano di gran lunga più numerosi e sono stati ridotti a causa dell’estrazione del petrolio nello stato del Terengganu. La creazione del parco naturale marino di Redang è stata la risposta del governo al fenomeno.

La maggior parte delle strutture turistiche è ubicata sull’isola Besar, la più grande. Da un lato l’elezione ad area protetta delle isole ha determinato la quasi scomparsa delle attività di pesca nella zona, trasformando il turismo in attività economica primaria di questa zona. Al tempo stesso, però, i servizi turistici sono ridotti al minimo indispensabile per proteggere l’equilibrio ecologico del sito naturalistico. Nell’estate del 2007, due turbine eoliche sono state installate, e connesse alla rete elettrica nel 2008, per conferire elettricità alle isole in modo pulito (anche se gran parte di essa è ancora originata da motori diesel). Una terza turbina è in costruzione. L’elettricità è disponibile 24 ore in alta stagione. Essendo prive di edifici alti, prive di aeroporti o di resort di lusso, le Perhentian sono molto più protette di altre isole dell’arcipelago come Redang o la più lontana Tioman, e offrono scenari pittoreschi da fuga dalla realtà per molti visitatori.

A causa del monsone orientale della Malesia, le isole Perhentian (così come le altre situate nella costa nord-orientale) hanno una stagione turistica perlopiù limitata tra marzo fino ad ottobre inoltrato. Tra l’inizio di novembre fino a fine febbraio, il mare può ingrossarsi parecchio, il cielo può coprirsi e presentare rovesci più violenti, con correnti che rendono pericoloso il nuoto e le attività di snorkeling e diving per cui le isole sono famose. Per questi motivi la maggior parte dei resort chiudono nel corso di questo periodo e i battelli turistici di collegamento con la terraferma vengono sospesi

Ora viene il bello: non sempre quel che si legge corrisponde a realtà e stavolta sebbene il mio caro amico Fabio mi abbia più volte sollecitato ad esternare le mie impressioni sulle immersioni, corredandole da qualche foto subacquea, stavolta proprio non ce la faccio e riallacciandomi alle continue campagne ambientaliste sposate da OCEANUS lancio il mio grido di sdegno, amarezza e profonda delusione per quanto il genere umano “combina” ogni giorno.

Anton Checov [1] ha detto: “L’uomo è stato dotato della ragione e del potere di creare, così che egli potesse aggiungere del suo a quanto gli è stato donato. Ma finora egli non ha mai agito da creatore, ma soltanto da distruttore. Rade al suolo le foreste, prosciuga i fiumi, estingue la flora e la fauna selvatica, altera il clima e abbruttisce la terra ogni giorno di più”.

Quel che ho trovato giungendo alle Perhentian corrisponde a tutto ciò, così come documentato dalle foto a corredo dell’articolo che di gran lunga contrastano con la descrizione paradisiaca appena fatta.

Cementificazione selvaggia, rifiuti ed incuria –e meno male che è un area protetta! Passeggiare in spiaggia è un’impresa, bisogna fare lo slalom tra le chiazze di catrame ivi depositate (ndr. i barcaioli addossano la responsabilità alle ruspe dei cantieri in un ribattersi di colpe). In alcuni punti l’isola non ha nulla da invidiare alle ben più “fornite” discariche occidentali.

Basta, mi piange il cuore solo a ricordare tanto scempio ed allora parafrasando Andrea Zanzotto [2] non ci resta che lasciare un biglietto ai nostri nipoti con la richiesta di perdono per non aver loro lasciato un mondo migliore di quello che è.

[1] Anton Pavlovič Čechov (Taganrog, 29 gennaio 1860 – Badenweiler, 15 luglio 1904) è stato uno scrittore, drammaturgo e medico russo.

[2] Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011) è stato un poeta italiano tra i più significativi della seconda metà del novecento.