Palinuro, ed in particolare il suo promontorio, sono una gemma incastonata nel mar Tirreno. Siamo in provincia di Salerno, ai limiti territoriali della regione Campania.

Ben note ai più sono le immersioni in questa splendida località con particolare riguardo alle molteplici grotte, che offrendosi con svariati gradi di difficoltà, possono essere visitate sia da sub esperti che da neofiti (in ogni caso esclusivamente sotto l’esperta conduzione delle guide locali) ma forse in pochi hanno avuto accesso ad un’immersione, di cui volutamente omettiamo il nome per preservarne l’integrità del sito, che manifesta tutto il suo splendore in un magnifico giardino di corallo rosso.

Per l’occasione ho preparato meticolosamente l’attrezzatura subacquea e fotografica trattandosi per lo più di immersioni a profondità significative (-40/50 mt.) ma effettuate nella massima sicurezza grazie ai mezzi ed alla professionalità dello staff della Blue Star Diving Center ed in particolare del suo Corse Director Bruno D’Addio – subacqueo con esperienza ultratrentennale e profondo conoscitore dei locali siti speleologici.

Il corallo rosso, Corallium rubrum, è un octocorallo della famiglia Coralliidae, diffuso nel mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale.

Si pensa che la parola corallo derivi dal greco koraillon, cioè “scheletro duro”, per altri invece sempre in greco kura-halos, cioè “forma umana” ed altri ancora, infine, fanno derivare il termine dall’ebraico goral, nome usato per le pietre utilizzate per gli oracoli in Palestina, Asia Minore e Mediterraneo, tra le quali ruolo preponderante era svolto appunto dai coralli.

Il corallo rosso è l’unica specie del genere Corallium che vive nel Mediterraneo, dalla Grecia e dalla Tunisia fino allo Stretto di Gibilterra, Corsica, Sardegna, Sicilia e Baleari incluse, ma è diffuso anche nell’Atlantico orientale in Portogallo, Canarie, Marocco e Isole di Capo Verde, di solito fino a 200 metri di profondità in luoghi poco illuminati con scarsa vegetazione.

In genere, popola tutti i mari del globo con il limite estremo costituito dal largo dei circoli polari. L’aspetto e la colorazione del corallo varia in relazione al luogo ed alle profondità in cui si trova. Ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinità dell’acqua costante (che deve essere compresa tra il 28% ed il 40%, in relazione al luogo ed al tipo di corallo), ridotto movimento dell’acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell’acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza.

Vive pertanto preferibilmente in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondità di 20/30 metri fino a 200 metri. Eccezionalmente si può osservare a basse profondità (4 m), ed anche in notevoli quantità, nelle grotte delle zone di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio nel nord/ovest della Sardegna, nel territorio di Alghero.

 

Spero che le mie fotografie rendano merito a questo “gioiello” del mare non a caso denominato l’oro rosso insieme a qualche altro graditissimo soggetto che nel corso delle immersioni si è portato a tiro della mia macchina fotografica.

In Liguria, nella Riserva marina di Portofino, la presenza del corallo rosso è continua su tutto il versante meridionale tra i 15 e i 45 metri di profondità, con anche 200 colonie per metro quadrato; in genere si pensa che la caratteristica peculiare di questo corallo sia la lentezza di crescita (un centimetro ogni circa 15 anni contro i 3-4 centimetri di altre zone) e la non sfruttabilità commerciale per via della sottigliezza.

In realtà pare essere un luogo comune derivante dagli studi del biologo Danton (tardo 1800), che sosteneva che il corallo crescesse fino ad un massimo di 2 mm l’anno. Questa convinzione è stata per lungo tempo quella più citata, nettamente in contrasto con i pareri di altri biologi dell’epoca: Dana, il quale sosteneva che il corallo crescesse da 1 a 7 centimetri l’anno, e Wood, per il quale il corallo poteva crescere da 7 a 15 cm l’anno. La teoria di Dana pare comunque essere quella più attendibile.

Forma colonie ramificate, che possono superare i 20–30 cm di altezza, di colore generalmente rosso brillante, ma a volte rosa, bianco, marrone ed anche in nero. I polipi sono bianchi e trasparenti, lunghi solo pochi millimetri, con otto tentacoli bordati di appendici pinnate, visibili quando questi sono estroflessi per la cattura del cibo. Lo scheletro calcareo, durissimo e ricercato come materiale per la costruzione di gioielli, è ricoperto da uno strato di tessuto molle chiamato cenosarco, che viene rimosso per la lavorazione e lucidatura per la realizzazione di monili e sculture artistiche.
Si nutre di plancton e di sostanze organiche sospese, catturate dai tentacoli dei polipi.
Questi sono ricoperte di migliaia di cellule ectodermiche, tipiche dei Celenterati e dette cnidoblasti, contenenti una sostanza urticante che paralizza le prede. Si riproduce, per via sia asessuata che sessuata, rilasciando larve che, dopo una fase di embrione della durata di circa un mese, si fissano al substrato.

Ha una crescita di circa 3–4 cm l’anno in altezza e di 0,50-0,80 mm l’anno in diametro e questo lo rende particolarmente vulnerabile all’azione di raccolta dell’uomo, un tempo operata con metodi distruttivi; oggi in Italia si ha una pesca di tipo selettivo, effettuata in acqua direttamente da sub, che permette, se effettuata con criterio, di massimizzare la resa della pesca con la scelta solo dei rami più grandi permettendo nel contempo la salvaguardia della specie.

Marco Gisonna