Secondo i dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), nel 2014 sono stati 101.297 i connazionali emigrati, in crescita dai 94.126 del 2013. E non sono certo tutti dei “cervelli in fuga”, dall’Italia stanno fuggendo un po’ tutti, pensionati compresi.

Un secolo dopo i nostri bisnonni, gli italiani tornano ad emigrare in massa. Spesso sono giovani laureati, altri semplicemente disperati che nella valigia non portano neanche una seconda lingua, ma la promessa di impararla sul campo.

Le mete più ambite, considerate città di opportunità e meritocrazia sono Berlino, in generale la Germania torna sul podio come prima meta di emigrazione, con 14.270 italiani, poi Londra, che dal 2008 registra un flusso di italiani esponenziale, infatti il Regno Unito, nel 2013 aveva fatto registrare uno storico boom di emigrati tricolori (+71,5%), lo scorso anno è salito a 13.388 connazionali espatriati. Terzo Paese di emigrazione si conferma la Svizzera (11.092). Poche sorprese nella “top ten” degli espatri, che prosegue con: Francia, Argentina, Brasile, Stati Uniti, Spagna, Belgio e Australia.

Chi lascia l’Italia consapevole delle proprie capacità sceglie Città in cui le raccomandazioni non funzionano, scoprendo ben presto un mercato del lavoro altrettanto affollato, in cui la competizione è serrata, disciplinata da regole di meritocrazia.

Per pochi racconti a lieto fine, di accademici e lavoratori altamente qualificati, ci sono migliaia di emigranti che oggi tentano la sorte, lasciano casa e partono, con la valigia non di cartone, ma con la stessa fame di futuro dei loro bisnonni. Qualcuno ha magari un titolo di studio o delle esperienze importanti, molti sono alla ricerca della sola indipendenza economica, quella che in Italia è negata e non lavorano per mantenere i familiari lontani. Ma per molti di loro, già grandi, lasciarsi dietro l’Italia, non vuol dire iniziare una nuova avventura, ma solo passare da una precarietà all’altra. Così spesso il sogno di un futuro migliore ha il prezzo esoso di grossi investimenti per corsi e master e una lunga ed estenuante gavetta tra ristoranti, caffetterie e altri impieghi mal pagati. Così i nuovi emigranti lontani da casa spesso si ritrovano a vivere comunque la lotteria di lavori temporanei e non qualificati, retribuiti poco e male. Presto fanno i conti con l’alto costo della vita e finiscono in gran parte per mantenere alloggi in abitazioni fatiscenti, pagate a peso d’oro.

Dunque, si lascia casa rischiando di dover affrontare una vita ben più misera magari di quella conquistata dalla propria famiglia in Italia, ma si parte comunque, si parte perché fuori dal Paese c’è ancora la speranza di vedere ripagati i propri sacrifici.

Ed è forse fra tutti i paesi d’Europa l’Italia quello in cui la classe politica si è macchiata di un crimine in più, quello di aver umiliato il proprio popolo, esibendo con arroganza potere e ricchezza, conquistata in tanti casi, troppi, in maniera poco chiara. Anche per questo tanti giovani lasciano l’Italia senza rimpianti, l’Italia ha tradito.

E si parte comunque, anche con il rischio di essere condannati a trovarsi in Paesi pronti a maltrattarti se non si porta con se’ una professionalità utile da barattare con l’ospitalità.