Dopo i fatti di Parigi è un campo diverso quello di Eidomeni, se per mesi è stato più o meno una porta girevole per la rotta balcanica, oggi attraversare la frontiera non è più così facile soprattutto per i non rifugiati di guerra respinti in Grecia dalla Macedonia. Infatti da circa una settimana la Macedonia ha negato l’accesso a profughi e migranti che non siano Siriani, Iracheni e Afgani.

Che a muovere dai loro Paesi sia una guerra riconosciuta o meno dall’occidente questa gente lo scopre lungo le tante tappe di questa marcia lunghissima e disumana attraverso mezza Europa. Ma se il flusso di migranti e profughi è destinato a “disperdersi” lungo il cammino fra i tanti Paesi, le mete finali, del nord Europa, è invece in Grecia che si concentrano tutti gli arrivi, la Grecia è il primo passaggio obbligato, la porta per l’Europa, bloccare le frontiere vorrebbe dire il caos.

Caos che lentamente si sta già diffondendo nel campo di Eidomeni, sorto e concepito non per “accoglienze a lungo termine” e che invece ogni giorno si riempie un po’ di più mettendo a dura prova la convivenza forzata fra Iraniani, Marocchini, Nigeriani –solo per citare alcuni fra i gruppi più nutriti.

Molti hanno rischiato la vita per raggiungere le coste greche, proprio oggi arriva al campo, e si diffonde, la notizia di un naufragio nelle acque fra Bodrum e Kos, 4 le vittime, qualcuno dice 6, sono tutti bambini.
E’ un grave errore pensare di poter trattenere questa gente in un campo, trattenerli in un limbo sospeso, mal organizzato, impreparato all’inverno in condizioni di sovraffollamento, dimenticando che sono dei sopravvissuti scampati alle bombe, alla guerra, alle marce, al gelo della notte, al mare e dio solo sa a cos’altro!

Faranno tutto il possibile per continuare, per trovare la via, una nuova via, magari invertendo la rotta a sud verso il confine albanese. Questa gente ha un parente da raggiungere in Danimarca, amici che li aspettano in Germania, un sogno da realizzare in Norvegia, la promessa di un futuro migliore ad un figlio, questa gente ha un piano, l’Europa no.