Dunque Gianluca, io vivo a Marianella e girare per la zona nord trovando dei tuoi murales nel grigiore metropolitano è una boccata d’ossigeno per lo spirito. Come ti è venuta ad esempio l’idea di dipingere su una cabina elettrica in via Baku a Scampia? 

Passeggiando per via Bakù ho visto che stavano mettendo a nuovo un casupolo che dopo ho saputo essere dell’Enel.  Sono ripassato dopo i lavori e tra gli alberi dell’incrocio spiccava questa struttura gialla super nuova che mi sembrava quasi fuori luogo tra quegli alberi. Una piccola struttura di cemento che stonava e richiamava solo la presenza del cemento e iniziato ad immaginarmela diversa, colorata con sopra uno dei miei disegni sulla natura.

Nello stesso periodo a Napoli si organizzava  l’evento  cuoredinapoli, un po’ per sfida ma anche per sottolineare il fatto che spesso determinati eventi vengono solo realizzati in città lasciando dietro  “le periferie” ho disegnato tra la trame delle foglie un cuore integro non pixellato  non digitalizzato libero e naturale legato alla natura. Per dire che la natura è viva e ha un cuore che batte come la periferia viva e animata da un forte sentimento di riscatto.

Le tue opere sembrano rappresentare la natura con tratti di verde dominanti. Che rapporto hai con Madre Natura?

La Natura è quella che ci permette di vivere, ha la capacità di trasformare un seme in piante che ci dà cibo e ossigeno e se penso a questo processo così semplice ma così complesso non posso far altro che provare profonda stima e rispetto.  La stessa mi intimorisce perché ha dei limiti che se non vengono rispettati, si ribella generando maremoti, alluvioni terremoti, causati dello sfruttamento delle risorse che avviene ogni giorno senza curarsi delle conseguenze che ha sull’ambiente e sulla vita stessa delle persone.

Insomma provo a vivere in equilibrio con questa.

img-20180924-wa0006

 A Scampia è ancora possibile trovare opere di Felice Pignataro, che ho avuto modo di conoscere e che reputo uno spirito ed un artista straordinario. Talvolta mi capita in strada di ritrovare i suoi enormi fiori colorati. Tu che rapporto hai con la scuola muralista di cui Felice fu un esponente di spicco?

Ero piccolo quando conobbi Felice, fu mio padre ad indicarmelo mi disse lui è felice, mentre dipingeva un muro al ex Leonardo Bianchi.  Ricordo quando lo vidi al quadrivio di Secondigliano mentre ritoccava il murales andarono caravelle, lo ricordo al corteo del primo maggio a Scampia col suo cappello colorato e il rullante, lo ricordo quando andava in giro con il carretto con sopra le “buatte” di pittura. E pure non sono mai risucito per davvero a conoscerlo fino in fondo seguivo le sue tracce sui i muri perché i suoi murales non potevi non notarli, come non potevi notare Felice mentre passeggiava.

Il mio percorso è passato prima dai graffiti e dopo mi sono avvicinato ai mural, perchè con questi riesco ad esprimermi meglio e riesco a rendere le mie opere collettive e a rendere partecipi i passanti che lasciano una pennellata di colore.

Forse il fatto di aver incontrato diverse volte Felice mi ha inconsciamente influenzato e col tempo ho capito che realizzo i murales alla maniera di Felice coinvolgendo le persone e i ragazzini del quartiere .

La natura nelle tue opere sembra animata da una vitalità intrinseca. E’ così?

Si vuole essere un richiamo alla vita alla rinascita, è uno dei motivi per il quale rappresento la natura, usando anche dei toni di colore molto brillanti.

Cosa pensi delle trasformazioni che la città sta vivendo? 

La trasformazione? Quale? Non voglio essere troppo pessimista ma l’unica trasformazione evidente che riesco a vedere è l’aumento di turisti in città che spesso sembrano cavallette alla ricerca della decadenza. Questo sta comportando l’aumento dei prezzi per chi vive tutti i giorni la città. La citta sta vivendo una forte gentrificazione mentre la sua ripresa culturale e la sua presa di coscienza è sempre più lenta e decadente soprattutto tra i giovani.

Se dovessi consigliare ai lettori un libro ed un album musicale, cosa ci indicheresti?

Ho da poco finito di leggere Scampia Trip e sto per cominciare cromo rama, come album consiglierei in questo momento nero a metà di Pino Daniele perché tanto l’aria sadda cagna.