Il premio è assegnato ogni anno ad una città, con una popolazione superiore a 200mila abitanti, che sia all’avanguardia in materia di soluzioni per la vita urbana rispettose dell’ambiente.

blog di oceanusLa sola notizia che esista un premio simile nel resto d’Europa, può far sentire un cittadino napoletano figlio di un altro continente, figlio di una storia e di una gestione amministrativa che umilia e oltraggia la memoria di una grande città che già nel 1832 inventò la raccolta differenziata, infatti già da allora un’ordinanza della prefettura borbonica regolamentava nei dettagli come mantenere pulite le strade e cosa differenziare.

Il premio “Capitale verde europea” nasce dall’iniziativa di città con una grande sensibilità ecologica. L’idea è stata concepita nel 2006, su iniziativa di 15 città europee e dell’Associazione delle città estoni che firmarono un memorandum di intesa sull’istituzione del premio.
Un’iniziativa ideata per promuovere e premiare le città che possono vantare standard elevati in materia di rispetto ambientale raggiungendo obiettivi ambiziosi in favore dello sviluppo sostenibile, città che possano fungere da modello e promuovere le buone pratiche in tutte le altre città europee.

Nel 1832 i Borbone della “vedi Napoli e poi muori”, della “città più bella del mondo” avrebbero potuto partecipare alla competizione e vincerla a mani basse, erano infatti in anticipo sui tempi di quasi 200 anni per la tutela del territorio e la genialità di esperimenti sociali quali quello di San Leucio.

Oggi il premio testimonia che la città vincitrice riesce nell’intento di risolvere i problemi ambientali per migliorare la qualità della vita dei cittadini e ridurre l’impatto globale sull’ambiente, incentivando le città a trarre ispirazione l’una dall’altra e a condividere le buone pratiche, incoraggiando nel contempo una competizione amichevole.

Finora le reginette europee sono state quattro, nell’ordine Stoccolma, Amburgo, Victoria-Gasteiz e Nantes. Le città sono state valutate sulla base di dodici parametri: contributo locale alla lotta contro i cambiamenti climatici; trasporti; aree verdi; rumore; produzione e gestione dei rifiuti; natura e biodiversità; aria; consumo di acqua; trattamento delle acque reflue; eco-innovazione e occupazione sostenibile; gestione ambientale delle autorità locali e prestazione energetica.

“Il premio capitale verde europea – afferma il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik – è un incentivo potente per convincere le autorità locali che la chiave di un futuro radioso risiede nello sviluppo urbano sostenibile. Attendo con interesse la presentazione delle nuove candidature da tutta Europa, che ci mostrano come gli investimenti nel settore della protezione ambientale possano essere combinati con la crescita economica e un maggiore benessere”.

Oggi Napoli non avrebbe accesso neanche ai moduli di partecipazione per competere a questo premio.
Negli ultimi 150 anni la città, e tutto il meridione, ha subito un’involuzione e un impoverimento conseguenza di una spietata colonizzazione partita nel 1861 sotto le falsi vesti di una guerra di unificazione.

Con i 150 anni di unità si celebrano anche due grandi profezie entrambe avveratesi.
La prima quella del re di Napoli, Francesco II, al momento di lasciare Gaeta, il 14 Febbraio 1861, profetizzo: «…non vi lasceranno nemmeno gli occhi per piangere…» e la seconda, forse ancora più tragica, fu detta da Carlo Bombrini, senatore genovese del nuovo regno d’Italia, tra i promotori dello smantellamento delle grandi industrie del meridione d’Italia, prima fra tutte quella di Pietrarsa lasciando il mercato alla nuova Ansaldo di cui era fondatore, ebbene questo “signore” augurò «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere» riferita ai meridionali. Il suo piano ebbe gli effetti sperati e la sua Ansaldo beneficiò della neutralizzazione di Pietrarsa che non ebbe più commesse, dirottate a Genova.